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Tarcisio Olgiati Quartet
CLOUDY
NOTA CD 2.90
ABEAT Edizioni Musicali


Tarcisio Olgiati Quartet ricalca un tipo di formazione "classica" nel jazz, quella composta da sax tenore e sezione ritmica (pianoforte,contrabbasso e batteria). Quartetti così formati hanno attraversato le epoche musicali negli stili più svariati: dallo swing (Webster, Hawkins)al be bop (Gray, Gordon),dallo hard bop (Rollins, Griffin) alla musica di Coltrane e al free (Sheep, Ayler), fino ad arrivare alla fusion e alle sperimentazioni europee (Shorter, Brecker, Garbarek e.a.). Il comune denominatore rimane sempre la grande aperture alla ricerca che questo tipo di formazione premette, la libertà di esplorare anche solo nell'istintivo interplay la via per trovare la "voce comune" , la possibilità di veder scaturire anche da situazioni non propriamente progettuali risultati artistici degni di nota. T.O.Q. ,nato in un'epoca in cui viene proposto ogni tipo di contaminazione (acid jazz, funky jazz, pop jazz...), vuole "semplicemente" comunicare sensazioni ed emozioni legate al diretto contatto con l'ascoltatore, attraverso l'esecuzione di brani con arrangiamenti volutamente non troppo elaborati, con la ricerca di uno swing "duro e puro", con improvvisazioni non imbrigliate in schemi strutturali e soprattutto con un sound coinvolgente e tipicamente jazzistico. Il repertorio è vario e, seguendo la logica della ricerca del cuore della musica al di là del tempo e delle etichette, comprende composizioni originali dei membri del gruppo (Cloudy ,Frankie's last prayer di Olgiati, Secrets of the woods, Captain cheat, Giaguari ignari di Franzini, Blues for Giulia di Mistrangelo), brani storici di Coltrane, Davis, Ellington e composizioni meno note, ma non meno interessanti, di Waldron, Harrel e altri.

Il Tarcisio Olgiati Quartet, composto da Tarcisio Olgiati (sax tenore),Michele Franzini (pianoforte), Marco Mistrangelo (contrabbasso) e Marco Castiglioni (batteria) ha al suo attivo il CD intitolato CLOUDY (NOTA MUSIC 2.90), con la partecipazione di Francesco Manzoni al flicorno soprano e Davide Ambrosioni al sax alto. Il CD, registrato a Milano nel corso di tre diverse sedute, contiene sette composizioni dei membri del quartetto più la personale rivisitazione di due brani tratti dal repertorio standard. Questi i titoli e gli autori:

  1. Cloudy (Olgiati)
  2. Giaguari ignari (Franzini, arr. da Franzini)
  3. Frankie’s last prayer (Olgiati)
  4. Captain cheat (Franzini)
  5. Silver’s serenade (H. Silver, arr. di Franzini)
  6. Blues for Giulia (Mistrangelo)
  7. Soul eyes (M. Waldron)
  8. Secrets of the woods (Franzini, arr. da Franzini)
  9. Frankie’s flight (Olgiati/Franzini)

Le atmosfere che caratterizzano la musica di questo CD sono molteplici; si va dalla raffinata ricerca timbrico/armonica dei brani in sestetto (Giaguari ignari e Secrets of the woods) al cameo per piano solo (Frankie’s flight), passando per l’andamento notturno e contorto di Cloudy, il bop scatenato di Captain cheat e Blues for Giulia - quest’ultimo in trio senza il pianoforte - , il ritmo malinconicamente danzante di Frankie’s last prayer, l’angolata rilettura di Silver’s serenade, per arrivare all’intensa e partecipata interpretazione di Soul eyes in cui si coglie l’istintivo interplay che intercorre tra Olgiati e Franzini, quasi a mettere il sigillo a quello che è l’intento artistico del quartetto e del CD: "swing duro e puro e ricerca della voce comune". Questa l’opinione di alcuni esponenti del mondo del jazz dopo l’ascolto di "Cloudy":

"…una musica intensa, piacevole, equilibrata e Tarcisio Olgiati non è solo una promessa, è una bella realtà del nuovo jazz italiano…"
(FRANCO FAYENZ, giornalista e critico musicale)

"Nella vita di un insegnante vi sono, anche se rari, alcuni momenti di soddisfazione. Tarcisio per me è uno di quelli, e questo suo primo disco ne è la prova lampante"
(PAOLO TOMELLERI, musicista ed insegnante)

"Cloudy di Tarcisio Olgiati non è solo un CD di alta qualità, attesta innanzitutto la competenza musicale e la bravura sassofonistica di un talento emergente che già si pone ai livelli più qualificati del jazz italiano"
(BRUNO SCHIOZZI, giornalista e critico musicale)

"Il tenorsassofonista Tarcisio Olgiati, con prestanti costruzioni improvvisative e con un mood spesso descrittivo, talvolta più vivace, alla testa di un ottimo quartetto ci offre nove portraits jazzistici di spessore. Nella title track, sulla base del soffice dispensare ritmico di Castiglioni (drums) e Mistrangelo (double bass), ecco il ponderato e descrittivo dispiegarsi, che scorre cristallino e si protende con determinazione in miniata continuità, del periodare di Franzini al piano e il sound intenso, corposo e ben modellato, il cui spirito narrativo sgorga con continuità e sentimento impressionistico e si sviluppa con perizia e consapevolezza di conduzione, a tratti discorsivo, a tratti rigoglioso, di Olgiati, cui segue l’adunco, graduale e coriaceo periodare di Mistrangelo. La ben impostata carica e la verve ritmica di Castiglioni ci instradano per "Captain Cheat", in cui Olgiati procede coesione in velocità e con generosità propulsiva straight ahead, anticipando la fuggente risolutività di Franzini, sotto l’incalzare di Mistrangelo e Castiglioni. E’ Castiglioni che corona il brano con la sua efficacia e il suo spumeggiante tiro on drums."
La proprietà interpretativa di Olgiati e l’onda soffusa e intensa di armoniosità del suo phrasing emergono da "Soul Eyes", in cui l’espressione calda e sfumata del tenorsassofonista fluisce con doviziosa naturalezza e felicità esecutiva. In due brani intervengono anche Manzoni e la sua sonorità apollinea e tersa al flicorno, con interventi dagli ora ariosi ora incisivi spunti, e Ambrosioni con le sue frizzanti incursioni al sax alto."
(Giordano Selini, dalla rubrica "Jazz emotions" , "Basi media magazine " Ottobre 1999)

 

"Ad arricchire la scelta jazz della friulana Nota di Valter Colle c’è anche il buon disco del quartetto di Tarcisio Olgiati, tenorsassofonista lombardo, emergente, attivissimo e dalle molteplici esperienze nei campi più differenti(…). Allievo di Paolo Tomelleri, con questo disco ci propone la classica formula del quartetto insieme a Michele Franzini -pianoforte, Marco Mistrangelo -contrabbasso, Marco Castiglioni -batteria (ma in Cloudy, questo il titolo del CD vi è anche la partecipazione di Francesco Manzoni -flicorno e Davide Ambrosioni -sax alto, in "Giaguari ignari" e "Secrets of the woods"). E’ un disco "semplice", nel senso che ognuno ha volutamente affrontato la registrazione con spirito libero (…), che, partendo dall’amore per la musica di Coltrane, Davis e tutti i maestri del jazz, ci propone dei buoni brani originali composti dallo stesso Olgiati ("Cloudy", "Frankie’s last praye"r), da Franzini ("Giaguari ignari", "Captain cheat", "Secrets of the woods") e Mistrangelo ("Blues for Giulia", ottimo bop in trio senza pianoforte) accanto ad una intensa rilettura di "Soul eyes" di Mal Waldron e a "Silver’s serenade" di Horace Silver. E’ un giusto primo disco piacevole ed equilibrato, dove emergono le ottime qualità di tutti gli esecutori.(…)"
(LUCA D'AGOSTINO, da "agenda" di Marzo 2000)

"(…)Il quartetto di Olgiati (…) all’eclettismo oppone una concezione del jazz solidamente mainstream. I suoi riferimenti sono nel tenorismo afroamericano (echi di Rollins nel veloce Captain Cheat) e nel magistero di pianisti compositori come Horace Silver (Silver’s Serenade) e Mal Waldron (Soul Eyes). Strumentista eccellente, Olgiati sa illuminare brani a tempo lento (Cloudy, Frankie’s Last Prayer), propone composizioni sue e del pianista Franzini (sua Giaguari Ignari che sfrutta varie scansioni ritmiche), inserisce altri fiati in un paio di pezzi. L’ambito stilistico è ristretto ma i giovani musicisti dimostrano una certa classe e un fluido interplay."
(LUIGI ONORI, dalla rubrica "Dischi scelti", Musica Jazz Giugno 2000)

 

Una piccola replica

Avrei una piccola replica da fare al sig.Veschi riguardo al suo intervento sul numero di Marzo/Aprile de "il Gezzitaliano": nessuno disconosce i meriti della Red Records nell'aver promosso il jazz (non solo italiano) in Italia da alcuni decenni a questa parte, ma mi risulta che l'attuale politica commerciale/artistica della label milanese si muova in tutt'altra direzione. Veschi non si ricorderà certo di me, ma io sono uno di quelli che si è sentito rispondere negativamente ad una richiesta di interessamento (significa che non è stata neanche ascoltata la musica proposta ...) da parte di Red Records ad una produzione peraltro già ultimata e quindi presentata come prodotto finito. Secondo Veschi una produzione di questo tipo non merita attenzione, in quanto non promossa direttamente da lui e non dovuta a musicisti di suo gradimento (mi risulta che tenga questo atteggiamento da diversi anni ...), per tacere del fatto che proposte di pubblicazione di "prodotti finiti" vengano prese in esame, non dico accettate, da Red Records solo se provenienti da americani (Ipse Dixit!)! Tra l'altro sfogliando i cataloghi Red si scopre che i musicisti graditi a Veschi sono solo qualche decina di cui molti hanno fatto solo una comparsa sporadica nel catalogo. Io vorrei dire che condivido abbastanza le idee di Veschi per quanto riguarda il jazz in Italia in quest'ultimo periodo avendo tra l'altro avuto a che fare con molti esponenti della classe "dirigente" della nostra musica (discografici, impresari, curatori di festivals, locali, etc...) nel proporre le mie registrazioni e i miei concerti, e vorrei anche esprimere la mia gratitudine a Red Records per Bergonzi, Watson, Bozza, Berg, Snidero, Prina, Tognoli, e chi più ne ha più ne metta; mi permetto però di suggerire a Veschi un comportamento più corretto nei confronti di chi la musica la fa con le note e gli strumenti e non con i freddi numeri delle vendite. Non lanci anatemi contro un mondo che lui stesso ha contribuito a creare così come ora si presenta; non si mostri indignato per la preferenza che il pubblico, gli organizzatori e i media accordano a certo jazz trasversale nei confronti di quello tradizionalmente mainstream: Red Records si trova sulla stessa lunghezza d'onda vessatoria, le differenze sono solo gli obiettivi e le modalità di intervento (americani preferiti agli italiani, affermati preferiti ad emergenti, graditi preferiti ad altrettanto bravi ma non graditi, etc..).
Concludendo ritengo che ognuno nella propria area di intervento possa fare ciò che crede. E' troppo bello però farsi belli di fronte a chi non conosce i retroscena; è troppo facile fare prediche (ma da che pulpito ...); troppo banale far finta di non vedere la propria coda di paglia; troppo riduttivo parlare di jazz italiano intendendo per jazz italiano Prina, Fioravanti, Boltro, Gatto, Bassini, Zanchi, D'Andrea e mettiamocene pure altri venti o trenta ... e tutti gli altri dove li buttiamo? Veschi è coerente con i propri principi, ma questi, a parte il fatto che sono in pochi a conoscere veramente "tutti" i principi ispiratori dell'attività discografica di Veschi, sono perlomeno opinabili e criticabili nel merito, specie dopo aver letto certe sue affermazioni.

di Tarcisio Olgiati - Dairago (MI), dalla rubrica Zona Franca, Jazzit 14 Maggio 1999

 

L’Olgiati Quartet fa faville al "Birrificio"

Formazione "classica" del jazz, composta da sax tenore e sezione ritmica, l’altra sera al "Birrificio Italiano" di Lurago Marinane per "Stagioni in Jazz" , ciclo che ha riscosso un grande successo. Protagonista è stato il "Tarcisio Olgiati Quartet".
Oltre ad alcuni standard, sono state eseguite composizioni di Olgiati ( Cloudy, Frankie’s last prayer), Mistrangelo (Blues for Giulia) e Franzini (Giaguari ignari) caratterizzati da molteplici atmosfere, dalla raffinata ricerca timbrico-armonica all’andamento "notturno", ritmo arguto e malinconico, sino all’influenza dell’hard-bop e della musica latino americana.
Tarcisio Olgiati si è rivelato un sassofonista di rango. Caldo ed espressivo il suo suono, supportato da una tecnica di prim’ordine.
Il tastierista Michele Franzini possiede un buon talento armonico, spiccato senso ritmico e fantasia solistica. Elevato il supporto armonico del contrabbassista Marco Mistrangelo, indispensabile nell’economia del quartetto. Marco Castiglioni è un batterista insostituibile : drumming agile e scattante rinuncia a grandi sprechi di passaggi sui tamburi per un suono più caldo ed essenziale. Apprezzabile il dialogo tra batteria e contrabbasso in Nutty di Monk. Il "Tarcisio Olgiati Quartet", ben equilibrato, si è messo in luce per lo squisito interplay.(….)

Di ALBERTO CIMA – Corriere della Sera – Inserto di Como 21/3/2001

 

"Tarcisio Olgiati Quartet al Jazz Club Mendrisio, 27/05/2001"