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Tarcisio Olgiati Quartet
ricalca un tipo di formazione "classica" nel jazz, quella
composta da sax tenore e sezione ritmica (pianoforte,contrabbasso e
batteria). Quartetti così formati hanno attraversato le epoche
musicali negli stili più svariati: dallo swing (Webster, Hawkins)al
be bop (Gray, Gordon),dallo hard bop (Rollins, Griffin) alla musica
di Coltrane e al free (Sheep, Ayler), fino ad arrivare alla fusion e
alle sperimentazioni europee (Shorter, Brecker, Garbarek e.a.). Il
comune denominatore rimane sempre la grande aperture alla ricerca
che questo tipo di formazione premette, la libertà di esplorare
anche solo nell'istintivo interplay la via per trovare la "voce
comune" , la possibilità di veder scaturire anche da
situazioni non propriamente progettuali risultati artistici degni di
nota. T.O.Q. ,nato in un'epoca in cui viene proposto ogni tipo di
contaminazione (acid jazz, funky jazz, pop jazz...), vuole
"semplicemente" comunicare sensazioni ed emozioni legate
al diretto contatto con l'ascoltatore, attraverso l'esecuzione di
brani con arrangiamenti volutamente non troppo elaborati, con la
ricerca di uno swing "duro e puro", con improvvisazioni
non imbrigliate in schemi strutturali e soprattutto con un sound
coinvolgente e tipicamente jazzistico. Il repertorio è vario e,
seguendo la logica della ricerca del cuore della musica al di là
del tempo e delle etichette, comprende composizioni originali dei
membri del gruppo (Cloudy ,Frankie's last prayer di Olgiati, Secrets
of the woods, Captain cheat, Giaguari ignari di Franzini, Blues for
Giulia di Mistrangelo), brani storici di Coltrane, Davis, Ellington
e composizioni meno note, ma non meno interessanti, di Waldron,
Harrel e altri.
Il Tarcisio Olgiati Quartet, composto da Tarcisio Olgiati (sax tenore),Michele
Franzini (pianoforte), Marco Mistrangelo (contrabbasso) e
Marco Castiglioni (batteria) ha al suo attivo il CD
intitolato CLOUDY (NOTA MUSIC 2.90), con la partecipazione di
Francesco Manzoni al flicorno soprano e Davide Ambrosioni al
sax alto. Il CD, registrato a Milano nel corso di tre diverse
sedute, contiene sette composizioni dei membri del quartetto più la
personale rivisitazione di due brani tratti dal repertorio standard.
Questi i titoli e gli autori:
- Cloudy (Olgiati)
- Giaguari ignari (Franzini, arr. da
Franzini)
- Frankie’s last prayer (Olgiati)
- Captain cheat (Franzini)
- Silver’s serenade (H. Silver,
arr. di Franzini)
- Blues for Giulia (Mistrangelo)
- Soul eyes (M. Waldron)
- Secrets of the woods (Franzini,
arr. da Franzini)
- Frankie’s flight (Olgiati/Franzini)
Le atmosfere che caratterizzano la musica di questo CD sono molteplici; si va dalla
raffinata ricerca timbrico/armonica dei brani in sestetto (Giaguari ignari e Secrets of the woods) al cameo per
piano solo (Frankie’s flight), passando per l’andamento notturno e contorto di Cloudy, il bop scatenato di
Captain cheat e Blues for Giulia - quest’ultimo in trio senza il pianoforte - , il ritmo malinconicamente danzante
di Frankie’s last prayer, l’angolata rilettura di Silver’s serenade, per arrivare all’intensa e partecipata
interpretazione di Soul eyes in cui si coglie l’istintivo interplay che intercorre tra Olgiati e Franzini, quasi a
mettere il sigillo a quello che è l’intento artistico del quartetto e del CD: "swing duro e puro e ricerca
della voce comune". Questa l’opinione di alcuni esponenti del mondo del jazz dopo l’ascolto di
"Cloudy":
"…una musica intensa,
piacevole, equilibrata e Tarcisio Olgiati non è solo una promessa,
è una bella realtà del nuovo jazz italiano…" (FRANCO FAYENZ,
giornalista e critico musicale)
"Nella vita di un insegnante vi
sono, anche se rari, alcuni momenti di soddisfazione. Tarcisio per
me è uno di quelli, e questo suo primo disco ne è la prova
lampante" (PAOLO TOMELLERI, musicista ed insegnante)
"Cloudy di Tarcisio Olgiati non
è solo un CD di alta qualità, attesta innanzitutto la competenza
musicale e la bravura sassofonistica di un talento emergente che
già si pone ai livelli più qualificati del jazz italiano"
(BRUNO SCHIOZZI, giornalista e critico musicale)
"Il tenorsassofonista Tarcisio
Olgiati, con prestanti costruzioni improvvisative e con un mood
spesso descrittivo, talvolta più vivace, alla testa di un ottimo
quartetto ci offre nove portraits jazzistici di spessore. Nella
title track, sulla base del soffice dispensare ritmico di
Castiglioni (drums) e Mistrangelo (double bass), ecco il ponderato e
descrittivo dispiegarsi, che scorre cristallino e si protende con
determinazione in miniata continuità, del periodare di Franzini al
piano e il sound intenso, corposo e ben modellato, il cui spirito
narrativo sgorga con continuità e sentimento impressionistico e si
sviluppa con perizia e consapevolezza di conduzione, a tratti
discorsivo, a tratti rigoglioso, di Olgiati, cui segue l’adunco,
graduale e coriaceo periodare di Mistrangelo. La ben impostata
carica e la verve ritmica di Castiglioni ci instradano per "Captain
Cheat", in cui Olgiati procede coesione in velocità e con
generosità propulsiva straight ahead, anticipando la fuggente
risolutività di Franzini, sotto l’incalzare di Mistrangelo e
Castiglioni. E’ Castiglioni che corona il brano con la sua
efficacia e il suo spumeggiante tiro on drums."
La proprietà interpretativa di
Olgiati e l’onda soffusa e intensa di armoniosità del suo
phrasing emergono da "Soul Eyes", in cui l’espressione
calda e sfumata del tenorsassofonista fluisce con doviziosa
naturalezza e felicità esecutiva. In due brani intervengono anche
Manzoni e la sua sonorità apollinea e tersa al flicorno, con
interventi dagli ora ariosi ora incisivi spunti, e Ambrosioni con le
sue frizzanti incursioni al sax alto." (Giordano Selini, dalla
rubrica "Jazz emotions" , "Basi media magazine "
Ottobre 1999)
"Ad arricchire la scelta jazz
della friulana Nota di Valter Colle c’è anche il buon disco del
quartetto di Tarcisio Olgiati, tenorsassofonista lombardo,
emergente, attivissimo e dalle molteplici esperienze nei campi più
differenti(…). Allievo di Paolo Tomelleri, con questo disco ci
propone la classica formula del quartetto insieme a Michele Franzini
-pianoforte, Marco Mistrangelo -contrabbasso, Marco Castiglioni
-batteria (ma in Cloudy, questo il titolo del CD vi è anche la
partecipazione di Francesco Manzoni -flicorno e Davide Ambrosioni
-sax alto, in "Giaguari ignari" e "Secrets of the
woods"). E’ un disco "semplice", nel senso che
ognuno ha volutamente affrontato la registrazione con spirito libero
(…), che, partendo dall’amore per la musica di Coltrane, Davis e
tutti i maestri del jazz, ci propone dei buoni brani originali
composti dallo stesso Olgiati ("Cloudy", "Frankie’s
last praye"r), da Franzini ("Giaguari ignari", "Captain
cheat", "Secrets of the woods") e Mistrangelo
("Blues for Giulia", ottimo bop in trio senza pianoforte)
accanto ad una intensa rilettura di "Soul eyes" di Mal
Waldron e a "Silver’s serenade" di Horace Silver. E’
un giusto primo disco piacevole ed equilibrato, dove emergono le
ottime qualità di tutti gli esecutori.(…)" (LUCA D'AGOSTINO, da
"agenda" di Marzo 2000)
"(…)Il quartetto di Olgiati (…)
all’eclettismo oppone una concezione del jazz solidamente
mainstream. I suoi riferimenti sono nel tenorismo afroamericano
(echi di Rollins nel veloce Captain Cheat) e nel magistero di
pianisti compositori come Horace Silver (Silver’s Serenade) e Mal
Waldron (Soul Eyes). Strumentista eccellente, Olgiati sa illuminare
brani a tempo lento (Cloudy, Frankie’s Last Prayer), propone
composizioni sue e del pianista Franzini (sua Giaguari Ignari che
sfrutta varie scansioni ritmiche), inserisce altri fiati in un paio
di pezzi. L’ambito stilistico è ristretto ma i giovani musicisti
dimostrano una certa classe e un fluido interplay." (LUIGI ONORI,
dalla rubrica "Dischi scelti", Musica Jazz Giugno 2000)
Una
piccola replica
Avrei una piccola
replica da fare al sig.Veschi riguardo al suo intervento
sul numero di Marzo/Aprile de "il Gezzitaliano":
nessuno disconosce i meriti della Red Records nell'aver
promosso il jazz (non solo italiano) in Italia da alcuni
decenni a questa parte, ma mi risulta che l'attuale politica
commerciale/artistica della label milanese si muova in tutt'altra
direzione. Veschi non si ricorderà certo di me, ma io sono
uno di quelli che si è sentito rispondere negativamente
ad una richiesta di interessamento (significa che non è
stata neanche ascoltata la musica proposta ...) da parte
di Red Records ad una produzione peraltro già ultimata e
quindi presentata come prodotto finito. Secondo Veschi una
produzione di questo tipo non merita attenzione, in quanto
non promossa direttamente da lui e non dovuta a musicisti
di suo gradimento (mi risulta che tenga questo atteggiamento
da diversi anni ...), per tacere del fatto che proposte
di pubblicazione di "prodotti finiti" vengano
prese in esame, non dico accettate, da Red Records solo
se provenienti da americani (Ipse Dixit!)! Tra l'altro sfogliando
i cataloghi Red si scopre che i musicisti graditi a Veschi
sono solo qualche decina di cui molti hanno fatto solo una
comparsa sporadica nel catalogo. Io vorrei dire che condivido
abbastanza le idee di Veschi per quanto riguarda il jazz
in Italia in quest'ultimo periodo avendo tra l'altro avuto
a che fare con molti esponenti della classe "dirigente"
della nostra musica (discografici, impresari, curatori di
festivals, locali, etc...) nel proporre le mie registrazioni
e i miei concerti, e vorrei anche esprimere la mia gratitudine
a Red Records per Bergonzi, Watson, Bozza, Berg, Snidero,
Prina, Tognoli, e chi più ne ha più ne metta; mi permetto
però di suggerire a Veschi un comportamento più corretto
nei confronti di chi la musica la fa con le note e gli strumenti
e non con i freddi numeri delle vendite. Non lanci anatemi
contro un mondo che lui stesso ha contribuito a creare così
come ora si presenta; non si mostri indignato per la preferenza
che il pubblico, gli organizzatori e i media accordano a
certo jazz trasversale nei confronti di quello tradizionalmente
mainstream: Red Records si trova sulla stessa lunghezza
d'onda vessatoria, le differenze sono solo gli obiettivi
e le modalità di intervento (americani preferiti agli italiani,
affermati preferiti ad emergenti, graditi preferiti ad altrettanto
bravi ma non graditi, etc..).
Concludendo ritengo che ognuno nella propria area di intervento
possa fare ciò che crede. E' troppo bello però farsi belli
di fronte a chi non conosce i retroscena; è troppo facile
fare prediche (ma da che pulpito ...); troppo banale far
finta di non vedere la propria coda di paglia; troppo riduttivo
parlare di jazz italiano intendendo per jazz italiano Prina,
Fioravanti, Boltro, Gatto, Bassini, Zanchi, D'Andrea e mettiamocene
pure altri venti o trenta ... e tutti gli altri dove li
buttiamo? Veschi è coerente con i propri principi, ma questi,
a parte il fatto che sono in pochi a conoscere veramente
"tutti" i principi ispiratori dell'attività discografica
di Veschi, sono perlomeno opinabili e criticabili nel merito,
specie dopo aver letto certe sue affermazioni.
di Tarcisio
Olgiati - Dairago (MI), dalla rubrica Zona Franca, Jazzit
14 Maggio 1999
L’Olgiati Quartet fa faville al "Birrificio"
Formazione "classica" del jazz, composta da sax
tenore e sezione ritmica, l’altra sera al "Birrificio
Italiano" di Lurago Marinane per "Stagioni in
Jazz" , ciclo che ha riscosso un grande successo. Protagonista
è stato il "Tarcisio Olgiati Quartet".
Oltre ad alcuni standard, sono state eseguite composizioni
di Olgiati ( Cloudy, Frankie’s last prayer), Mistrangelo
(Blues for Giulia) e Franzini (Giaguari ignari)
caratterizzati da molteplici atmosfere, dalla raffinata
ricerca timbrico-armonica all’andamento "notturno",
ritmo arguto e malinconico, sino all’influenza dell’hard-bop
e della musica latino americana.
Tarcisio Olgiati si è rivelato un sassofonista di rango.
Caldo ed espressivo il suo suono, supportato da una tecnica
di prim’ordine.
Il tastierista Michele Franzini
possiede un buon talento armonico, spiccato senso ritmico
e fantasia solistica. Elevato il supporto armonico del contrabbassista
Marco Mistrangelo, indispensabile nell’economia del quartetto.
Marco Castiglioni è un batterista insostituibile : drumming
agile e scattante rinuncia a grandi sprechi di passaggi
sui tamburi per un suono più caldo ed essenziale. Apprezzabile
il dialogo tra batteria e contrabbasso in Nutty di
Monk. Il "Tarcisio Olgiati Quartet", ben equilibrato,
si è messo in luce per lo squisito interplay.(….)
Di ALBERTO CIMA – Corriere della Sera – Inserto
di Como 21/3/2001
"Tarcisio
Olgiati Quartet al Jazz Club Mendrisio, 27/05/2001"

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