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MUSIC

HIDDEN COLORS



RECENSIONE

Tarcisio Olgiati - Tenor Sax
Michele Franzini -
Piano
Marco Mistrangelo -
Double Bass
Marco Castiglioni -
Drums

Tiziana Ghiglioni -
Vocals on tracks 5,10
Fabrizio Bosso -
Trumpet tracks 2,3 flugel horn track 10

E' uscito nel 2002 il nuovo CD del Tarcisio Olgiati Quartet, il secondo della serie per una formazione matura e collaudata.
E’ un disco abbastanza diverso dal precedente (Cloudy, di cui trovate dei samples alla sezione “
download”), che documenta l’evoluzione della musica del quartetto e in cui si rispecchiano le diverse e mutevoli sensibilità musicali del leader e dei suoi compagni di viaggio.
Il Cd presenta composizioni originali di Tarcisio Olgiati, Michele Franzini, ormai di fatto co-leader del gruppo, nonché riletture di brani non propriamente jazzistici ma piuttosto noti come Mas que nada o Blues, tema della colonna sonora del film Taxi driver ; si ascoltano inoltre due noti standards interpretati con l’aggiunta della splendida ed evocativa voce di Tiziana Ghiglioni e della rampante tromba di Fabrizio Bosso.

La selezione dei brani si apre con Non si può mai dire, una ballad di Tarcisio Olgiati dal tema sofferto ed intenso, teso però verso un finale rarefatto e disteso che apre ad improvvisazioni-racconto molto ispirate.

Nel secondo brano, Tough, just enaugh, di Franzini, si aggiunge la tromba di Bosso, dando vita ad atmosfere ricercate ma nel contempo pulsanti e vitali, nella più genuina tradizione hard bop.

Dietro l’angolo, di Tarcisio Olgiati, è un blues veloce in cui il tema non è solo un veicolo per improvvisare, ma anche e soprattutto un tentativo di ribadire e dimostrare il primato del ritmo su armonia e melodia, concetto che incarna l’unica vera novità della musica jazz rispetto alla musica colta del novecento. Anche questo brano è eseguito in quintetto con Bosso.

Con My life,outside, di Franzini, il quartetto si avvicina al sound del jazz acustico bianco degli anni ’80 (Steps ahead, Keith Jarret), dando prova di calore interpretativo che richiama molto una performance live, per calore espressivo e vena comunicativa.

La grande voce di Tiziana Ghiglioni contribuisce a dare vita ad una versione in trio di ‘round midnight particolarmente partecipata e ricca di pathos, in cui l’assenza della sezione ritmica permette un dialogo tra voci paritetiche con raffinati intrecci melodici e momenti di fluido interplay. In una delle rarissime registrazioni di ‘round midnight da parte della grande singer italiana è memorabile l’interpretazione del tema conclusivo, dove la melodia originale viene piegata e modellata alla ricerca (fruttuosa) dell’essenza notturna e angosciosa del brano.

Forse l’arrangiamento di Franzini del tema della colonna sonora di Taxi driver, Blues, potrà far storcere il naso a qualche purista; di sicuro in questo brano è richiesta la partecipazione attiva dell’ascoltatore per gustare pienamente delle finezze ritmico-armoniche che caratterizzano l’interpretazione, senza che questo debba far temere un’eccessiva ricerca “intellettuale” che vada a scapito dello swing e dell’emozionalità.

Mas que nada è il pretesto che permette al quartetto di avventurarsi nelle atmosfere latino-sud americane; dal Brasile a Cuba senza troppa attenzione alla filologia per una performance di grande impatto emozionale. Il brano, diverso dalla versione originale per la riarmonizzazione di Franzini, grazie anche al bel lavoro di Castiglioni alla batteria invita ad improvvisare con energia ed audacia ritmica.

La formula del duo sax-pianoforte è ben rappresentata da Simply a ballad, di Franzini, un brano che a dispetto del titolo è carico di suggestioni ritmiche che sono sempre presenti anche nei momenti in cui il sound si fa più intimistico. Uno dei momenti meglio riusciti del CD.

Il quartetto rende un secondo omaggio a Monk con Nutty, un brano che nella sua apparente semplicità nasconde una miriade di possibilità espressive, mettendo l’improvvisatore nelle migliori condizioni per liberarsi dagli schemi e dare libero sfogo all’inventiva più pura. E’ interessante notare come l’intenzione espressiva di partenza riporti quasi al jazz arcaico delle street parade e delle marching bands, per sfociare in improvvisazioni svincolate da riferimenti filologici e ricche di spunti tra il blues e l’onomatopea, tra la dissacrazione e l’ironia.

I thought about you è una jam session in cui compaiono tutti i musicisti coinvolti nella realizzazione di questo CD : Tiziana Ghiglioni alla voce, Fabrizio Bosso al flicorno, Tarcisio Olgiati al sax tenore, Michele Franzini al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria.
E’ un’ interpretazione molto “straight” di un notissimo standard, che esprime carica positiva ed è animata da pregnante ed evidente spirito jazzistico. In evidenza anche in questo brano la voce di Tiziana Ghiglioni.

Il CD si conclude con una alternate take di ‘round midnight, più curata dal punto di vista formale ma forse un po’ meno ricca dal punto di vista dell’interazione tra voci che si stimolano e richiamano vicendevolmente.


Il CD è stato registrato il 6/6/2001 a Milano, al MUREC studio di Paolo Falascone, in un'unica session quasi senza interruzione, con una media di due take per ogni brano e in presa diretta senza l’ausilio di sovraincisioni.
La versione definitiva è stata mixata da Tarcisio Olgiati, Paolo Falascone e Mario Cavallaro, con l’intervento in un brano (My life,outside) di Castiglioni e Mistrangelo.

NOTE DI COPERTINA (a cura di Franco Fayenz)

Quando ascolto un album come questo, con la sua musica così bella, lucida, disinvolta (sono i primi aggettivi che mi vengono in mente) ricordo per contrasto i tempi in cui si scriveva che “in Italia si suona il jazz peggiore d’Europa”. Sono trascorsi al massimo tre decenni. Poi sono accadute cose importanti. Gli aspiranti jazzisti nostrani hanno capito che – proprio in quanto ci troviamo in uno dei Paesi più arretrati del mondo nel settore dell’educazione musicale – occorreva loro una severa preparazione generale di base e (possibilmente) un diploma di conservatorio. Sono sorte scuole e l’ambiente si è sprovincializzato a contatto con i musicisti stranieri. Un po’ alla volta, i nostri si sono accorti di non essere affatto inferiori a loro, ed è accaduto il miracolo: in Italia, oggi, si suona forse il jazz migliore d’Europa.

Oggi, quando ascoltano un jazzista italiano, i critici più avvertiti non si affannano più a indagare a quale o quali dei maestri americani rassomigli: l’avete notato? Con Tarcisio Olgiati, poi, questo sforzo sarebbe del tutto inutile. Il sassofonista può tranquillamente ripetere per sé le parole che, all’inizio del secolo scorso, disse il trentenne Arnold Schoenberg. Le cito per esteso perché sono assai pertinenti: “Ho imparato da tutti: da Bach e Beethoven, da Wagner e Brahms e Reger. Non mi sono sottratto a nessuno. E di conseguenza, dichiaro che la mia originalità viene dall’insieme di ciò che ho assimilato. Non mi sono mai fermato a quello che ho ascoltato. L’ho acquisito allo scopo di possederlo. L’ho rielaborato e rimesso in libertà, e questo mi ha permesso di produrre cose nuove”.

Questa consapevolezza, fosse anche a livello inconscio (non sembri una contraddizione) dà ad Olgiati la giusta fiducia nei propri mezzi. Al punto da iniziare Hidden Colors (colori nascosti: il titolo è anch’esso significativo) con una ballad lenta di sua composizione anziché con un brano veloce, come di regola si usa. Non sembri un punto secondario. In questo modo Olgiati scopre subito e con maggiore evidenza le sue carte (oltretutto è lui che attacca), e in particolare le sue pregevoli attitutidini di storyteller.

Ci sono poi la statura artistica, l’affiatamento dei suoi collaboratori e la scelta di ospiti eccellenti quali Tiziana Ghiglioni e Fabrizio Bosso. Il pianista Michele Franzini anche un ottimo contributo come compositore di temi molto belli e singolarmente adatti al clima mainstream del gruppo. Metto in risalto l’aggettivo mainstream, usato pure dal collega Luigi Onori a proposito di Cloudy, il primo album del quartetto di Olgiati, per prevenire le possibili obiezioni di chi, da musicisti giovani, potrebbe esigere qualcosa di più “avanzato” (metto apposta questo termine fra virgolette, perché nelle cose dell’arte è quasi privo di senso). Non importa, a mio avviso, a quale momento storico si ispiri un solista o un complesso: importa che lo faccia bene e in modo nuovo, come sosteneva Schoenberg. E in questo aureo album succede sempre, sia nelle composizioni originali, sia negli standard, sia nei due temi favolosi di Thelonious Monk.

Si nota un solo brano nel quale i componenti del quartetto e i due ospiti compaiono tutti insieme, ed è l’ultimo, I thought About You. Si susseguono in una sorta di jam session la voce di Tiziana Ghiglioni, Fabrizio Bosso al flicorno, Tarcisio Olgiati al sax tenore, Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria. Mi pare che Olgiati ci tenga in modo speciale, perché ha voluto farmi un appunto in cui sottolinea che si tratta di un’interpretazione molto straight di un celebre tema standard che esprime una carica positiva ed è animato da un vigoroso spirito jazzy.

Ha ragione.

FRANCO FAYENZ

ENGLISH VERSION

When I listen to a record like this, with its so beautiful, clear and simple music (these are the first adjectives that come into my mind), I remember, in contrast, the times in which we used to write that "in Italy we play the worst jazz of Europe". This was no more than three decades ago. Many things have changed since then. Our aspiring jazz players have learned that - as we live in one of the most backward countries of the world in the field of musical education - they needed a serious basic preparation and, possibly, a Music School Diploma. Musical schools have risen and the atmosphere has been un-provincialized due to the contact with foreign musicians. Little by little Italian jazz musicians have realized that they have filled the gap and the miracle happened: today Italy is maybe the Country in Europe where the best jazz is played.

Nowadays aware musical critics do not even try to find a resemblance to any american jazz master when listening to an Italian Jazz player. Did you notice that? By the way with Tarcisio Olgiati this effort would be totally useless. He could make his own the words that the thirty years old Arnold Schoenberg said at the beginning of the last century (I quote them in full because they are mostly pertinent): "I have learned from everybody: from Bach and Beethoven, from Wagner , Brahms and Reger; I have not bypassed any of them, so I declare that my originality comes from the whole I assimilated. I have never stopped at what I have listened; I have acquired it in order to possess it. I have worked it out and released it and this has allowed me to create new things".

This awareness, even at an inconscious level (do not take this as a contradiction) makes Olgiati conscious of his possibilities to the extent that he opens Hidden Colors (the title itself is meaningful) with a slow ballad of his composition instead of the usual fast piece. This is no secondary point: by doing this Olgiati comes at once and more evidently to the showdown (besides he's the one who strikes up) expressing in particular his fine aptitudes as a storyteller.

There are also the artistic stature and the harmony of his co-workers, not to mention guests such as Tiziana Ghiglioni and Fabrizio Bosso. Pianist Michele Franzini gives also a first-rate contribution as a composer of beautiful themes that fit perfectly with the mainstream atmosphere of the band. I’m emphasizing the adjective mainstream (also utilized by colleague Luigi Onori in the notes of Cloudy, Tarcisio Olgiati Quartet’s first release) to prevent possible objections from whomever thinks that something more “progressive” should come out of young players (I am putting the word “progressive” between inverted commas because it is almost meaningless if you are talking about art). I believe it is not important to determine the historical period to which the artist or group turn in search of inspiration; it is important though that they do it well and in a new way, as Schoenberg stated. And in this precious album this happens all the times, either in the original compositions or in the standards, or in the two fabulous themes by Monk.

“I thought about you”, the last track of this CD, is the only piece where all the two guests and quartet appear together. In a sort of jam session one follows the other: the voice of Tiziana Ghiglioni, Fabrizio Bosso on flugelhorn, Tarcisio Olgiati on tenor sax, Marco Mistrangelo on double-bass and Marco Castiglioni on drums. I had the impression that Tarcisio Olgiati was particularly caring for this interpretation as he has sent me a note in which he underlines that this is a very straight interpretation of a celebrated standard, with a positive charge and animated by a vigorous jazzy spirit.

He's right.

Franco Fayenz

Translation by Sergio Chisena

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