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Marbleplaza Jazz Quartet
Maestri d’intuito

Un viaggio attraverso gli standard di Charlie Parker, John Coltrane e Sonny Rollins fino ad arrivare alle composizioni di Michael Breker e Mike Stern, il tutto rivisitato in chiave hard-bop dal Marbleplaza Jazz Quartet in scena sabato 18 allo Splasc(h) Club di Induno Olona.

I quattro jazzisti presenteranno una scaletta di brani scelti soprattutto nel repertorio blues e be-bop, rispolverati e rimessi a nuovo sostituendo qua e là ritmiche sincopate e timbriche più energiche che danno a pezzi come Mister P.C. di John Coltrane e St Thomas di Sonny Rollins una chiave di lettura più moderna e libera dagli schemi del jazz accademico.

La band formata a Busto Arsizio nel gennaio del 1998, ha visto in questi quattro anni di attività alcuni cambiamenti di formazione mantenendo nella line-up originaria solo chitarrista e sassofonista e sostituendo più volte tandem ritmico. Nato come gruppo di giovani studenti di jazz quasi inesperti e senza molte pretese, i Marbleplaza Jazz Quartet si rivelano essere oggi un quartetto interessante che è riuscito a raggiungere una amalgama di gruppo ed una più che discreta tecnica strumentale.

Cresciuti ascoltando i dischi dei grandi be-bopper e svezzatisi nei locali della zona, i Marbleplaza Jazz Quartet presentano attualmente un sound originale e spontaneo dove il jazz patinato lascia spazio ad una musica più istintiva e diretta.

"La nostra musica è in un certo senso cambiata – spiega il tenorsassofonista Tarcisio Olgiati – e questo è stato determinato prevalentemente da un rinnovamento della sezione ritmica che ha influito molto sul sound del gruppo. Oggi suoniamo con molto più inter-play arrivando ad uno scambio di idee durante l’improvvisazione quasi istantanea. Soprattutto sui brani modali e sui blues riusciamo a creare un buon discorso improvvisativo rivoluzionando, il più della volte, anche la struttura armonica"

"Questo non è altro che quello che noi intendiamo per jazz – interviene il chitarrista Cesare Bonfiglio – cioè una comunicazione immediata dei musicisti nel momento stesso in cui si sta suonando. Adesso finalmente, dopo quattro anni, sentiamo di portare avanti un vero discorso di gruppo: ci sentiamo anche un po’ più smaliziati e tecnicamente più preparati anche se, soprattutto con il jazz,non si finisce mai di studiare e di fare esperienza.

Proponendo un sound diverso avete dovuto cambiare anche i brani del vostro repertorio originario?

"Nel suo insieme il repertorio è rimasto abbastanza simile a quello di qualche anno fa. Abbiamo eliminato qualche standard tra i più conosciuti, soprattutto ballad e bosse, per inserire pezzi più moderni come, ad esempio, Bruze di Mike Stern, Kwitchur Beliakin di Bill Evans e Nothing Personal di Don Grolnick. Attualmente, oltre agli standard, proponiamo anche brani originali composti dal contrabbassista come, Lidia D, Calipno e F.J.Q."

Nel curriculum del quartetto esibizioni nei locali della zona ed in alcuni jazz pub come La rosa rossa di Brescia, Le Cave di Ventebbio, Alibi di Lugano ed il Cotton Club di Sirtori. Oltre a continuare ad esibirsi dal vivo in quartetto ed a prestare la loro collaborazione ad altri musicisti e formazioni lombarde, i quattro Marbleplaza hanno intenzione di registrare in sala di incisione i brani originali del gruppo uniti a qualche standard che propongono attualmente in concerto.

I Marbleplaza Jazz Quartet si presenteranno allo Splasc(h) Club con Cesare Bonfiglio alla chitarra, Carlo Pedrini alla batteria e con Alberto Rizzi al sax tenore e Andrea Donati al contrabbasso rispettivamente a posto di Tarcisio Olgiati e Marco Allevi impegnati per questa data in un’altra formazione.

Max De Aloe
"LOMBARDIA Oggi"
18 gennaio 199
9

Olgiati al Caffè

Giovedì 19 proseguono i giovedì in musica del Caffè Teatro di Verghera di Samarate con un interessante quartetto. Leader del gruppo il sassofonista Tarcisio Olgiati che, smessi i panni di ottimo session man alla corte di diverse ma altrui produzioni musicali, ha deciso di improntare un progetto musicale personale. Per fare questo ha scelto degli ottimi jazzisti che, almeno sulla carta, promettono di dare al progetto un grande coinvolgimento. Infatti la data del Caffè Teatro è il debutto per il Tarcisio Olgiati Quartet che annovera oltre al leader al sax tenore, Paolo Brioschi al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria.

Il curriculum dei quattro musicisti è di tutto rispetto: Tarcisio Olgiati suona in alcune delle più note big band di Milano e dintorni ed ha diviso il palco con musicisti del calibro di Gigi Ciffarelli, Dado Moroni, Gianni Bedori, Marco Detto. Paolo Brioschi ha inciso con Lee Konitz, Bob Mintzer, Franco Ambrosetti e Phil Woods. Marco Mistrangelo alterna la sua attività tra le collaborazioni con musicisti come Bruno De Filippi alla composizione di musiche per il teatro. Marco Castiglioni ha suonato nei migliori festival jazz europei e vanta la realizzazione di quattro album per la Splasc(h) Records.

Il repertorio del quartetto varia da brano originali ("Cloudy" Di Tarcisio Olgiati e "Blues for Giulia" di Marco Mistrangelo) e standard di Miles Davis, Bill Evans, Duke Ellington e soprattutto Charlie Parker e John Coltrane.

"In un epoca in cui si propone e si ascolta acid jazz, funky jazz, jazz e hip hop – dice lo stesso Tarcisio Olgiati – il nostro quartetto ha un obiettivo preciso: ricercare, più che uno stile etichettabile, delle ‘sensazioni’ e una comunicativa che possa derivare anche e soprattutto da arrangiamenti non ricercati, dallo swing ‘duro e puro’, dall’improvvisazione non completamente imbrigliata in schemi strutturali, da un sound coinvolgente e tipicamente jazzistico"

Max De Aloe
"LOMBARDIA Oggi"
19 Dicembre 1996

"Cloudy", il primo cd dell’Olgiati Quartet

Sabato 13 alla Comunità Giovanile di Busto Arsizio è di scena il jazz. Il Tarcisio Olgiati Quartet (Tarcisio Olgiati, sax tenore; Michele Franzini, pianoforte; Marco Mistrangelo, contrabbasso; Marco Castiglioni, batteria) presenta infatti l’uscita del primo lavoro "Cloudy".

Attivo da quattro anni, il gruppo ha creato una propria, solida identità musicale e la necessità di fissare i risultati raccolti tra prove e concerti ha portato alla registrazione di "Cloudy", prima opera che vede Olgiati nelle vesti di compositore dopo tanta milizia in cover band ed esperienze live con personaggi quali Johnny Dorelli, Umberto Staila, Betty Curtis e Jerry Calà.

Le atmosfere che emergono dal lavoro composto da nove pezzi sono le più varie: dall’hard bop tipico di Coltrane, al bop, al cool, pezzi in duo, in trio in quartetto e sestetto. E’ quindi bene sottolineare la verietà di sfumature. Lo stesso Tarcisio Olgiati ha confermato queste iniziali impressioni spiegando: "Sono partito con l’idea di fare un disco di hard bop puro, di ispirazione tipicamente coltraniana, ma sia la lunga gestazione del lavoro che la varietà delle idee che ho elaborato, grazie anche alla straordinaria bravura dei musicisti che mi hanno accompagnato in questa avventura, mi hanno portato a percorrere l strade più svariate, al di fuori quindi dei progetti iniziali."

Che elementi stilistici emergono in modo peculiare da "Cloudy"?

"Si tratta, stilisticamente, di jazz puro, senza l’uso di strumentazioni particolari o di contaminazioni etniche di alcun tipo. Direi che emerge chiaramente la tensione per la melodia sia nelle improvvisazioni che nei temi principali e devo dire che molto merito al riguardo va attribuito alla fantasia ed alla bravura di Michele Franzini, col quale ho costruito un valido interplay".

Francesco Brezzi
"LombardiaOggi"
7 Novembre 1999

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Hidden Colors
Tarcisio Olgiati (Splasc(H) Records - Italia - 2003)

Al secondo disco da leader, il giovane tenorsassofonista Tarcisio Olgiati presenta una formazione basata su un quartetto tradizionale, composto da altrettanto giovani collaboratori, che si avvale delle incursioni, come ospiti, di due musicisti di spicco del panorama jazzistico italiano come il trombettista Fabrizio Bosso e l'esperta cantante Tiziana Ghiglioni.

La musica è un mainstream spigliato e disincantato, che esplora però territori ritmici e armonici piuttosto vari, abbondando con le composizioni originali e limitando molto le esibizioni muscolari e tecniche, per lasciare invece il posto ad uno spirito narrativo che si esprime fin dalla traccia di apertura - "Non si può mai dire", dello stesso Olgiati - nella quale il sassofonista si mostra memore della lezione dei grandi protagonisti del passato.

Olgiati, qui come in alcune delle tracce più veloci, sembra ricordare a tratti le modalità interpretative di Coleman Hawkins, ma la sua varietà stilistica è ampia, così che altrove i riferimenti sono ben diversi. Ad esempio, in "My Life, Outside" del pianista Michele Franzini (una traccia dagli andamenti decisamente jarrettiani, nella quale è eccellente l'intervento in assolo del contrabbassista Marco Mistrangelo), il tenore del leader mostra di avere assimilato anche la lezione di Garbarek, mentre nella classica "Mas Que Nada" si propone in modo ancora diverso, facendosi più teso e contabile pur mantenendo una corposità del suono rotonda e piena.

Fra i membri del quartetto una menzione particolare merita Marco Castiglioni, la cui batteria è sempre molto precisa ed efficace e si inserisce nella narrazione non solo dal punto di vista ritmico, ma anche da quello della polifonia vocale, mentre Frazini contribuisce in modo particolare sul piano della composizione e degli arrangiamenti.

Nella conclusiva "I Talk about You" di Johnny Mercer (ma nella copia in nostro possesso esiste anche una undicesima traccia "fantasma"), tutti i componenti del gruppo si presentano assieme e danno vita ad una jam session, nella quale ciascuno esprime al meglio le proprie qualità.

Valutazione: * * *

Nero Pollastri
www.allaboutjazz.com

 

Tarcisio Olgiati : "Hidden Colors"

"Hidden Colours": Non si può mai dire/ Tough Just Enough / Dietro l'Angolo / My LIfe Outside / 'Round Midnight (2 vers.) / Blues / Mas que nada / Simply A Ballad / I Tought About You.
Tarcisio Olgiati (ten.), Michele Franzini (p.), Marco Mistrangelo (cb.), Marco Casiglioni (batt.), Tiziana Giglioni (voc.) nei tit. V e X, Fabrizio Bosso (tr.,flic.), nei tit. II, III e X. Milano, 6-06-01.
ABEAT JZ 016, distr. Ird.

"Un album come questo, con la sua musica così bella,lucida, disinvolta...", scrive a ragione Fayenz nelle note di copertina. Il quartetto di Olgiati rappresenta indubbiamente una significativa realtà. Affiatato, anche nell'impegno emotivo, compatto negli assunti (equilibrio, sobrietà, raffinatezza), discosto quanto basta da consuetudini e convenzioni, il gruppo sembra prediligere una versione composta e ragionata dell'attualità jazzistica. Evidentemente ha qualcosa di valido e di concreto da offrire: niente fumo negli occhi.
Del resto la presenza determinante di Franzini è una garanzia al riguardo: il suo apporto sigla l'intero Cd e conferma le qualità dell'accompagnatore, del solista, del regista e anche del compositore (sono suoi Tough, My Life e Simply A Ballad) e dell'arrangiatore (Blues e Mas que nada).
Dal canto suo Olgiati, che vanta credenziali di sommo rispetto (tra gli altri, gli studi di perfezionamento con Paolo Tomelleri e l'ispirazione sassofonistica di Luigi Tognoli), ha un'articolazione fluida, armonicamente molto ricercata, una bella sonorità levigata, di fondo denso, che mai eccede nei colori e un 'inventiva ricca di sorprese. In Non si può dire mai e  Simply A Ballad raggiunge picchi di intensa suggestione. Ineccepibile è il contributo di Mistrangelo e Castiglioni: misurati, presenti puntuali e sempre perfettamente inseriti. Ghiglioni e Bosso sono assieme in un I Thought About You gratificato da una brillante rivisitazione.

Bruno Schiozzi
Musica Jazz
Novembre 2003

 

Tarcisio Olgiati Quartet – Hidden Colors – Abeat ABJZ 016

Il desiderio di tentare strade nuove e strade già battute, di piegare al proprio intendimento brani di cui abbiamo ascoltato numerose versioni, costituisce l'essenza di questo lavoro.
L'atmosfera di Hidden colors è molto pacata, quasi a voler suggerire, più che definire, quelli che sono i motivi nascosti, i colori nascosti del titolo: sono molti gli episodi riflessivi, in cui il suono del quartetto indulge su temi lenti e esplora le proprie espressioni meditative: il disco si apre con una ballad, e presenta, con Simply a Ballad e My life outside altri due brani originali caratterizzati da una vena lievemente malinconica e introspettiva: e se My life outside può riferirsi a certi brani da Michael Brecker e a lavori comunque più recenti, per gli altri si guarda alle melodie classiche, si potrebbe pensarli come commento sonoro di una pellicola noir.
Fanno da contraltare Tough, just enough e Dietro l'angolo... che permettono al quartetto, con la partecipazione di Fabrizio Bosso, di mostrare il lato più energico: come risultato, abbiamo due brillanti prove dal sapore decisamente mainstream, nei quali viene fuori meglio la compattezza del suono della band.
Andando a considerare i brani ripresi da altri compositori, la presenza di Thelonious Monk, come riferimento e ispirazione, appare evidente sia nella scelta di brani quali 'Round midnight e Nutty, che nella formazione stessa del quartetto, che ricalca la line-up del quartetto di Monk, che, infine, nel suono del sax di Olgiati, in cui si può riconoscere, talvolta, un richiamo allo stile di Charlie Rouse che è stato membro permanente nel quartetto del pianista statunitense: i due pezzi vengono eseguiti seguendo il canone della scrittura di Monk, con il pianoforte a dettare il tempo e il ritmo in Nutty, dove Franzini propone un lungo assolo incentrato sul tema, ispirandosi alla liricità della voce di Tiziana Ghiglioni in 'Round Midnight.
Altra peculiarità di questo cd sono i due brani centrali: Mas que nada, arrangiato in modo decisamente sobrio, fino a diventare un tempo medio e perdere parte della sua natura brasiliana, che possiamo riascoltare di tanto in tanto per mezzo delle percussioni di Marco Castiglioni e qualche richiamo che emerge durante gli assoli e nella linea del basso; Blues, tema da Taxi Driver, che troviamo qui in una versione calda e solare, nella quale, forse, viene ripetuta un po' troppo spesso la breve frase dell'inciso: queste due tracce mettono in rilievo la volontà del quartetto di esportare il proprio linguaggio a brani nati con uno spirito differente e di cimentarsi con arrangiamenti originali.
La presenza di due ospiti del calibro di Fabrizio Bosso e Tiziana Ghiglioni se da una parte aggiunge una nota di prestigio al lavoro del quartetto, dall'altra, paradossalmente, ne mette in rilievo la coesione del suono del quartetto di Tarcisio Olgiati: soprattutto nel veloce I thought about you, l'alternarsi della voce, della tromba e del sassofono, ben sostenuti dalla sezione ritmica, senza soluzioni di continuità, da al brano di chiusura del cd una notevole spinta.

Fabio Ciminiera
Jazz Convention
Year 2003

 

Tarcisio Olgiati Quartet – Hidden Colors – Abeat ABJZ 016

Ora meditato, ora brioso. Si svolge con freschezza d'espressione a brillanti svolgimenti l’incisione del quartetto del tenorsassofonista Tarcisio Olgiati. Il sound intenso e corposo di ricco di respiro creativo, si instrada con coinvolgente slancio e spumeggiante carica risolutiva, spaziando con prestante efficacia nel sud robusto sgorgare e scendendo in profondità con scioltezza, inebriante dinamismo e continui affondi, ma é anche capace di sorgere e ponderare con vellutato e sognante disegno, delineando orizzonti sonori ricchi di suggestione. Il sax tenore di Olgiati scende in profondità con pienezza espressiva e un fraseggio grondante e coinvolgente, inanellato in continuità e con coinvolgente feeling in cui fa da contraltare il panismo cristallino e dell’acuto disporre ed irradiarsi, dal ben articolato espandersi e risonare, dalla leggiadra eleganza, di Franzini e a cui corrisponde il saldo veleggiare e l’agile dai e vai ritmico di Castiglioni alla batteria e di Mistrangelo al contrabbasso.
Impreziosiscono in alcuni brani il cd la dirittura di conduzione di Bosso e il suo sound apollineo alla tromba e al flicorno, e il sentimento e la perizia interpretativa della voce di Tiziana Ghiglioni.

a cura di Giordano Selini

Italian Sound Company

Giugno 2003

 

Jazz: il Tarcisio Olgiati Quartet mostra la gamma dei suoi colori

Il “Tarcisio Olgiati Quartet” è una splendida realtà del jazz italiano, fra i più acclamati oggigiorno in tutta l’Europa. Il cd Hidden colors (colori nascosti), recentemente pubblicato dall’etichetta Abeat Records (AB JZ 016), ne è una valida testimonianza.

Ben amalgamato il quartetto, costituito oltre che dal leader Tarcisio Olgiati (tenor sax), da Michele Franzini (piano), Marco Mistrangelo (contrabbasso) e Marco Castiglioni (batteria), tutti eccellenti musicisti, con due special guest di straordinario valore: Tiziana Ghiglioni (vocals) e Fabrizio Bosso (tromba).

Nell’album sono contenuti composizioni degli stessi Olgiati e Franzini che danno un particolare tocco di originalità nel repertorio proposto. Non si può mai dire (Olgiati) è una ballad ispirata, intensamente sofferta.

Atmosfere ricercate, in stile hard-bop, traspaiono in Tough, just enough (Franzini). Dietro l’angolo (Olgiati) è un blues caratterizzato più dal ritmo che dalla contabilità. My life, outside (Franzini) richiama alla memoria il jazz degli anni Ottanta.

Suggestioni ritmiche ed espressive, sottolineate dal duo sax-pianoforte, caratterizzano Simply a ballad (Franzini).

Non manca neppure un’incursione nel mondo latino-americano (Mas que nada) in cui emerge la batteria di Castiglioni. L’eccezionale voce di Tiziana Ghiglioni è presente in due performances: ‘Round midnight di Monk e I thought about you di Mercer. La squillante tromba di Bosso si ammira in tre brani: Tough, just enough, Dietro l’angolo e I thought about you (flugel horn).

Completano il cd, di grande interesse, due standard: Blues (arr. Franzini) e Nutty (Monk).

a cura di Alberto Cima

dal quotidiano "La Provincia"

28 Aprile 2003

LE NUOVE PROPOSTE FIRMATE ABEAT

Le ultime novità provenienti dalla ABEAT confermano quanto abbiamo detto sullo stato del jazz italiano (...). Anche in questo caso, infatti, si mettono in evidenza per la sapienza e le capacità dimostrate, mai disgiunte da un certo nitore costruttivo e, soprattutto, da una certa propensione al divertimento, che mai guasta. (...)

Più impressionista il lavoro di Tarcisio Olgiati. Il sassofonista lo intitola "Hidden Colors" non a caso, intendendo cioè invitare l'ascoltatore a grattare la superficie per non privarsi della scoperta di nascoste prelibatezze. Che puntualmente arrivano, grazie alla leggerezza (nel senso buono!) delle composizioni, alla delicatezza dei paesaggi tratteggiati dalle ballad del pianista Michele Franzini (completano la band : Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria), alla determinazione dei passaggi d'insieme - di segno più squisitamente mainstream, come nota acutamente l'amico Fayenz nelle note di copertins, rinforzati talvolta dalla possente tromba di Fabrizio Bosso - , alla buona disposizione complessiva, che rappresenta forse l'elemento stilistico più interessante del disco. L'altro ospite, Tiziana Ghiglioni, interpreta una eterea 'Round Midnight e una trascinante I Tought About You, dominata dalle escursioni boppistiche di un Olgiati in gran forma e un Bosso addirittura imprendibile.

Vincenzo Martorella
Dalla rubrica "Recensioni CD Visto, letto ed ascoltato"
JAZZIT, italian jazz magazine (Marzo/Aprile 2003)

MONTICELLI D’OGLIO (BRESCIA) – 28/10/1999 – LA ROSA ROSSA

TARCISIO OLGIATI QUARTETTO

Il quartetto del tenorsassofonista Tarcisio Olgiati ha dato bella prova di se in questo concerto. L’affiatamento di questo ben rodato combo è emerso sempre di più nel divenire della performance in questione, in cui la tenuta d’insieme della formazione e la sua proprietà d’ espressione jazzistica hanno lasciato una gradevole impressione negli astanti. Il periodare di Olgiati sembra aver trovato ormai nel suo sound caldo ed armonioso il giusto bilanciamento tra generosità improvvisativi e proprietà e senso di costruzione del solo; il pianista Michele Franzini ha spaziato con intelligente inventiva, brillante senso dinamico e felicità di sortite d’alea. Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria hanno assecondato con slancio il giusto impulso ritmico l’evoluzione dei brani.

A cura di Giordano Selini
"Basimedia Magazine"

TARCISIO OLGIATI QUARTET

Cloudy

Il tenorsassofonista Tarcisio Olgiati, con prestanti costruzioni improvvisative e con un mood spesso descrittivo, talvolta più vivace, alla testa di un ottimo quartetto ci offre 9 portraits jazzistici di spessore. Nelle title-track, sulla base del soffice dispensare ritmico di Castiglioni (drums) e Mistrangelo (double bass) , ecco il ponderato e descrittivo dispiegarsi, che scorre cristallino e si protende con determinazione in miniata continuità, del periodare di Franzini al piano e il sound intenso, corposo e ben modellato, il cui spirito narrativo sgorga con continuità e sentimento impressionistico e si sviluppa con perizia e consapevolezza di conduzione, a tratti discorsivo, a tratti rigoglioso , di Olgiati, cui segue l’adunco, graduale coriaceo periodare di Mistrangelo. La ben impostata carica e la verve ritmica di Castiglioni ci instradano per "Captain Cheat", in cui Olgiati procede con coesione in velocità e con generosità propulsiva straight ahead, anticipando la fuggente risolutività consequenziale di Franzini, sotto l’incalzare di Mistrangelo e Castiglioni.. E’ Castiglioni che corona il brano con la sua efficacia e il suo spumeggiante tiro on drums. La proprietà interpretativa di Olgiati e l’onda soffusa e intensa di armoniosità del suo phrasing emergono da "Blues for Giulia", in cui l’espressione calda e sfumata del tenorsassofonista fluisce con doviziosa naturalezza comunicativa e felicità esecutiva. In due brani intervengono anche Manzoni e la sua sonorità apollinea e tersa al filicorno, con interventi degli ora ariosi, ora incisivi spunti, e Ambrosioni con le sue frizzanti incursioni al sax alto.

Giordano Selini
"Basimedia Magazine"
Gennaio 2000

Top Jazz & New Acoustic in Italy 1999

Il 1999 ha portato agli appassionati di musica jazz e dintorni diverse produzioni italiane di spicco, a coronamento di un decennio di uscite discografiche in cui la produzione italiana si è attestata costantemente su alti livelli. Un resoconto del meglio delle incisioni del settore, relative all’anno appena trascorso, attraverso queste classifiche.

SETTORE JAZZ

1

TARCISIO OLGIATI QUARTET: CLOUDY

NOTA

2

SEBA GIBILISCO: PRINT DEDALO

PANASTUDIO

3

LUCIANO CARUSO TRIO: LO SPECCHIO DI VENTO E LUNA

CARUSO

4

NEVIO ZANINOTTO NEW ETIK TRIO: GIG TIME

NOTA

5

ANDREA ALBERTI ORCHESTRA MEDITERRANEA: KALAHARI

PANASTUDIO

6

MARCO OMINICI’S BSAA: ACT TWO

VIA VENETO JAZZ

7

GIUSEPPE EMMANUELE QUINTET: REFLECTION ° 2

SPLASC(H)

8

PENTAGONO : SCALE MOBILI

PENTAFLOWERS

9

MARIO RUSCA TRIO: CARAVAN

SPLASC(H)

10

NICOLA PUGLIELLI: IN THE MIDDLE

JARD

"Basimedia Magazine"
Febbraio 2000

Cloudy – del Tarcisio Olgiati Quartet – 10/98 Nota Records

Ad arricchire la scelta jazz della friulana Nota di Valter Colle c’è anche il buon disco del Tarcisio Olgiati Quartet.
Tenorsassofonista lombardo, emergente, attivissimo e dalle molteplici esperienze nei campi più differenti (musica leggera, apparizioni televisive, insegnante), allievo di Paolo Tomelleri, con questo suo primo disco si avvicina al mondo del jazz proponendoci la formula classica del quartetto insieme a Marco Franzini al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso, Marco Castiglioni alla batteria (ma in Cloudy, questo il titolo del cd, vi è la partecipazione anche di Francesco Manzoni al flicorno soprano e di Davide Ambrosioni al sax alto in "Giaguari Ignari"e in "Secret of the Woods").
E’ un disco ‘semplice’, nel senso che ognuno ha volutamente affrontato la registrazione con animo libero e senza voler ad ogni costo andare alla ricerca di contaminazioni strane. Che parte dall’amore per gli standard di Coltrane, Davis, Ellington, Waldron, (nel disco vi è una intensa rilettura di "Soul Eyes"), Harrel, Silver (secondo brano storico del disco "Silver’s Serenade") e ci propone dei buoni brani originali composti dallo stesso Olgiati ("Cloudy" e "Frankie's Last Prayer"), da Franzini ("Giaguari Ignari", "Captain Cheat", "Secrets of the woods") e Mistrangelo ("Blues for Giulia", ottimo bop in trio senza pianoforte). Ed è giusto un primo disco piacevole ed equilibrato, dove emergono le ottime qualità di tutti gli esecutori.
Ora ci sono anche sicuramente lo spazio e le capacità per poter iniziare a credere in un proprio progetto.

Luca D’Agostino
"AGENDA"
Aprile 2000

MUSICA JAZZ

UN VIAGGIO NEL JAZZ ITALIANO, DAL SOLO AL SETTETTO.

(….) Il quartetto di Olgiati (con Michele Franzini al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso, Marco Castiglioni alla batteria) rischia meno di quello di Donini ma approfondisce di più: all’eclettismo oppone una concezione del jazz solidamente mainstream. I suoi riferimenti sono nel tenorismo afroamericano (echi di Sonny Rollins nel veloce Captain Cheat) e nel magistero di pianisti compositori come Horace Silver (Silver’s Serenade) e Mal Waldron (Soul Eyes).
Strumentista pregevole, Olgiati sa illuminare brani a tempo lento (Cloudy, Frankie’s Last Prayer), propone composizioni sue e del pianista Franzini (Giaguari Ignari che sfrutta varie scansioni ritmiche), inserisce altri fiati in un paio di pezzi.
L’ambito stilistico è ristretto ma i giovani musicisti dimostrano una certa classe ed un fluido interplay. (…)

Luigi Onori
"MUSICA JAZZ"
Giugno 2000

A Mendrisio Jazz di qualità

Una musica pura, semplice e spontanea è stata la grande protagonista del concerto della rassegna "Jazz Matinèe", organizzata dal "Jazz Club Mendrisio", al bar liceo. Il merito è da ascrivere all'emergente "Tarcisio Olgiati Quartet". Pur ricalcando la formazione "classica" del jazz (sax tenore e sezione ritmica) il quartetto propone un repertorio godibile, alcuni standard con in più composizioni originali che si spingono oltre la tradizionale per fornire un messaggio coinvolgente ed emotivo.
Tarcisio Olgiati non è solo una promessa, è un'autentica realtà del jazz nazionale. Il sassofonista colpisce per il frasseggio suggestivo. Splendida la voce del suo sax:calda, avvolgente,sempre intonatissima, a tratti nostalgica. E' un gran piacere ascoltare Michele Franzini, un pianista in cui lo swing, il buon gusto e lo spiccato senso ritmico sono a livelli elevati. Marco Mistrangelo è un contrabbassista di talento, dotato di raffinata musicalità. Insostituibile il supporto ritmico del batterista Marco Castiglioni, il cui drumming, agile e sicuro, lo pone fra i percussionisti più in auge del momento.

Alberto Cima
"Corriere di Como"
29 Maggio 2001

L’Olgiati Quartet fa faville al "Birrificio"

Formazione "classica" del jazz, composta da sax tenore e sezione ritmica, l’altra sera al "Birrificio Italiano" di Lurago Marinane per "Stagioni in Jazz" , ciclo che ha riscosso un grande successo. Protagonista è stato il "Tarcisio Olgiati Quartet".
Oltre ad alcuni standard, sono state eseguite composizioni di Olgiati ( Cloudy, Frankie’s last prayer), Mistrangelo (Blues for Giulia) e Franzini (Giaguari ignari) caratterizzati da molteplici atmosfere, dalla raffinata ricerca timbrico-armonica all’andamento "notturno", ritmo arguto e malinconico, sino all’influenza dell’hard-bop e della musica latino americana.
Tarcisio Olgiati si è rivelato un sassofonista di rango. Caldo ed espressivo il suo suono, supportato da una tecnica di prim’ordine.
Il tastierista Michele Franzini possiede un buon talento armonico, spiccato senso ritmico e fantasia solistica. Elevato il supporto armonico del contrabbassista Marco Mistrangelo, indispensabile nell’economia del quartetto. Marco Castiglioni è un batterista insostituibile : drumming agile e scattante rinuncia a grandi sprechi di passaggi sui tamburi per un suono più caldo ed essenziale. Apprezzabile il dialogo tra batteria e contrabbasso in Nutty di Monk. Il "Tarcisio Olgiati Quartet", ben equilibrato, si è messo in luce per lo squisito interplay.(….)

Di ALBERTO CIMA
Corriere della Sera
Inserto di Como 21/3/2001


 


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