Marbleplaza Jazz Quartet
Maestri d’intuito
Un viaggio attraverso gli
standard di Charlie Parker, John Coltrane e Sonny Rollins fino ad
arrivare alle composizioni di Michael Breker e Mike Stern, il tutto
rivisitato in chiave hard-bop dal Marbleplaza Jazz Quartet in scena
sabato 18 allo Splasc(h) Club di Induno Olona.
I quattro jazzisti
presenteranno una scaletta di brani scelti soprattutto nel repertorio
blues e be-bop, rispolverati e rimessi a nuovo sostituendo qua e là
ritmiche sincopate e timbriche più energiche che danno a pezzi come Mister
P.C. di John Coltrane e St Thomas di Sonny Rollins una chiave
di lettura più moderna e libera dagli schemi del jazz accademico.
La band formata a Busto
Arsizio nel gennaio del 1998, ha visto in questi quattro anni di
attività alcuni cambiamenti di formazione mantenendo nella line-up
originaria solo chitarrista e sassofonista e sostituendo più volte
tandem ritmico. Nato come gruppo di giovani studenti di jazz quasi
inesperti e senza molte pretese, i Marbleplaza Jazz Quartet si rivelano
essere oggi un quartetto interessante che è riuscito a raggiungere una
amalgama di gruppo ed una più che discreta tecnica strumentale.
Cresciuti ascoltando i
dischi dei grandi be-bopper e svezzatisi nei locali della zona, i
Marbleplaza Jazz Quartet presentano attualmente un sound originale e
spontaneo dove il jazz patinato lascia spazio ad una musica più
istintiva e diretta.
"La nostra musica è
in un certo senso cambiata –
spiega il tenorsassofonista Tarcisio Olgiati – e
questo è stato determinato prevalentemente da un rinnovamento della
sezione ritmica che ha influito molto sul sound del gruppo. Oggi
suoniamo con molto più inter-play arrivando ad uno scambio di idee
durante l’improvvisazione quasi istantanea. Soprattutto sui brani
modali e sui blues riusciamo a creare un buon discorso improvvisativo
rivoluzionando, il più della volte, anche la struttura armonica"
"Questo non è altro
che quello che noi intendiamo per jazz
– interviene il chitarrista Cesare Bonfiglio – cioè
una comunicazione immediata dei musicisti nel momento stesso in cui si
sta suonando. Adesso finalmente, dopo quattro anni, sentiamo di portare
avanti un vero discorso di gruppo: ci sentiamo anche un po’ più
smaliziati e tecnicamente più preparati anche se, soprattutto con il
jazz,non si finisce mai di studiare e di fare esperienza.
Proponendo un sound
diverso avete dovuto cambiare anche i brani del vostro repertorio
originario?
"Nel suo insieme il
repertorio è rimasto abbastanza simile a quello di qualche anno fa.
Abbiamo eliminato qualche standard tra i più conosciuti, soprattutto
ballad e bosse, per inserire pezzi più moderni come, ad esempio, Bruze
di Mike Stern, Kwitchur Beliakin di Bill Evans e Nothing
Personal di Don Grolnick. Attualmente, oltre agli standard, proponiamo
anche brani originali composti dal contrabbassista come, Lidia D,
Calipno e F.J.Q."
Nel curriculum del
quartetto esibizioni nei locali della zona ed in alcuni jazz pub come La
rosa rossa di Brescia, Le Cave di Ventebbio, Alibi di Lugano ed il
Cotton Club di Sirtori. Oltre a continuare ad esibirsi dal vivo in
quartetto ed a prestare la loro collaborazione ad altri musicisti e
formazioni lombarde, i quattro Marbleplaza hanno intenzione di
registrare in sala di incisione i brani originali del gruppo uniti a
qualche standard che propongono attualmente in concerto.
I Marbleplaza Jazz
Quartet si presenteranno allo Splasc(h) Club con Cesare Bonfiglio alla
chitarra, Carlo Pedrini alla batteria e con Alberto Rizzi al sax tenore
e Andrea Donati al contrabbasso rispettivamente a posto di Tarcisio
Olgiati e Marco Allevi impegnati per questa data in un’altra
formazione.
Max De Aloe "LOMBARDIA
Oggi" 18 gennaio 1999
Olgiati al Caffè
Giovedì 19 proseguono i
giovedì in musica del Caffè Teatro di Verghera di Samarate con
un interessante quartetto. Leader del gruppo il sassofonista Tarcisio
Olgiati che, smessi i panni di ottimo session man alla corte di diverse
ma altrui produzioni musicali, ha deciso di improntare un progetto
musicale personale. Per fare questo ha scelto degli ottimi jazzisti che,
almeno sulla carta, promettono di dare al progetto un grande
coinvolgimento. Infatti la data del Caffè Teatro è il debutto
per il Tarcisio Olgiati Quartet che annovera oltre al leader al sax
tenore, Paolo Brioschi al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso
e Marco Castiglioni alla batteria.
Il curriculum dei quattro
musicisti è di tutto rispetto: Tarcisio Olgiati suona in alcune delle
più note big band di Milano e dintorni ed ha diviso il palco con
musicisti del calibro di Gigi Ciffarelli, Dado Moroni, Gianni Bedori,
Marco Detto. Paolo Brioschi ha inciso con Lee Konitz, Bob Mintzer,
Franco Ambrosetti e Phil Woods. Marco Mistrangelo alterna la sua
attività tra le collaborazioni con musicisti come Bruno De Filippi alla
composizione di musiche per il teatro. Marco Castiglioni ha suonato nei
migliori festival jazz europei e vanta la realizzazione di quattro album
per la Splasc(h) Records.
Il repertorio del
quartetto varia da brano originali ("Cloudy" Di
Tarcisio Olgiati e "Blues for Giulia" di Marco
Mistrangelo) e standard di Miles Davis, Bill Evans, Duke Ellington e
soprattutto Charlie Parker e John Coltrane.
"In un epoca in cui
si propone e si ascolta acid jazz, funky jazz, jazz e hip hop –
dice lo stesso Tarcisio Olgiati – il
nostro quartetto ha un obiettivo preciso: ricercare, più che uno stile
etichettabile, delle ‘sensazioni’ e una comunicativa che possa
derivare anche e soprattutto da arrangiamenti non ricercati, dallo swing
‘duro e puro’, dall’improvvisazione non completamente imbrigliata
in schemi strutturali, da un sound coinvolgente e tipicamente
jazzistico"
Max De Aloe
"LOMBARDIA
Oggi" 19 Dicembre 1996
"Cloudy",
il primo cd dell’Olgiati Quartet
Sabato 13 alla
Comunità
Giovanile di Busto Arsizio è di scena il jazz. Il Tarcisio Olgiati
Quartet (Tarcisio Olgiati, sax tenore; Michele Franzini, pianoforte;
Marco Mistrangelo, contrabbasso; Marco Castiglioni, batteria) presenta
infatti l’uscita del primo lavoro "Cloudy".
Attivo da quattro anni,
il gruppo ha creato una propria, solida identità musicale e la
necessità di fissare i risultati raccolti tra prove e concerti ha
portato alla registrazione di "Cloudy", prima opera che
vede Olgiati nelle vesti di compositore dopo tanta milizia in cover band
ed esperienze live con personaggi quali Johnny Dorelli, Umberto Staila,
Betty Curtis e Jerry Calà.
Le atmosfere che emergono
dal lavoro composto da nove pezzi sono le più varie: dall’hard bop
tipico di Coltrane, al bop, al cool, pezzi in duo, in trio in quartetto
e sestetto. E’ quindi bene sottolineare la verietà di sfumature. Lo
stesso Tarcisio Olgiati ha confermato queste iniziali impressioni
spiegando: "Sono partito con
l’idea di fare un disco di hard bop puro, di ispirazione tipicamente
coltraniana, ma sia la lunga
gestazione del lavoro che la varietà delle idee che ho elaborato, grazie
anche alla straordinaria bravura dei musicisti che mi hanno accompagnato
in questa avventura, mi hanno portato a percorrere l strade più
svariate, al di fuori quindi dei progetti iniziali."
Che elementi stilistici
emergono in modo peculiare da "Cloudy"?
"Si tratta,
stilisticamente, di jazz puro, senza l’uso di strumentazioni
particolari o di contaminazioni etniche di alcun tipo. Direi che emerge
chiaramente la tensione per la melodia sia nelle improvvisazioni che nei
temi principali e devo dire che molto merito al riguardo va attribuito
alla fantasia ed alla bravura di Michele Franzini, col quale ho
costruito un valido interplay".
Francesco Brezzi "LombardiaOggi"
7 Novembre 1999
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Hidden Colors
Tarcisio Olgiati (Splasc(H) Records - Italia - 2003)
Al secondo disco da leader, il giovane tenorsassofonista Tarcisio
Olgiati presenta una formazione basata su un quartetto tradizionale,
composto da altrettanto giovani collaboratori, che si avvale delle
incursioni, come ospiti, di due musicisti di spicco del panorama
jazzistico italiano come il trombettista Fabrizio Bosso e l'esperta
cantante Tiziana Ghiglioni.
La musica è un mainstream spigliato e disincantato, che esplora però
territori ritmici e armonici piuttosto vari, abbondando con le
composizioni originali e limitando molto le esibizioni muscolari e
tecniche, per lasciare invece il posto ad uno spirito narrativo che si
esprime fin dalla traccia di apertura - "Non si può mai dire", dello
stesso Olgiati - nella quale il sassofonista si mostra memore della
lezione dei grandi protagonisti del passato.
Olgiati, qui come in alcune delle tracce più veloci, sembra ricordare a
tratti le modalità interpretative di Coleman Hawkins, ma la sua varietà
stilistica è ampia, così che altrove i riferimenti sono ben diversi. Ad
esempio, in "My Life, Outside" del pianista Michele Franzini (una
traccia dagli andamenti decisamente jarrettiani, nella quale è
eccellente l'intervento in assolo del contrabbassista Marco
Mistrangelo), il tenore del leader mostra di avere assimilato anche la
lezione di Garbarek, mentre nella classica "Mas Que Nada" si propone in
modo ancora diverso, facendosi più teso e contabile pur mantenendo una
corposità del suono rotonda e piena.
Fra i membri del quartetto una menzione particolare merita Marco
Castiglioni, la cui batteria è sempre molto precisa ed efficace e si
inserisce nella narrazione non solo dal punto di vista ritmico, ma anche
da quello della polifonia vocale, mentre Frazini contribuisce in modo
particolare sul piano della composizione e degli arrangiamenti.
Nella conclusiva "I Talk about You" di Johnny Mercer (ma nella copia in
nostro possesso esiste anche una undicesima traccia "fantasma"), tutti i
componenti del gruppo si presentano assieme e danno vita ad una jam
session, nella quale ciascuno esprime al meglio le proprie qualità.
Valutazione: * * *
Nero Pollastri
www.allaboutjazz.com
Tarcisio Olgiati :
"Hidden Colors"
"Hidden Colours": Non si
può mai dire/ Tough Just Enough / Dietro l'Angolo / My LIfe Outside / 'Round
Midnight (2 vers.) / Blues / Mas que nada / Simply A Ballad / I Tought About
You.
Tarcisio Olgiati (ten.), Michele Franzini (p.), Marco Mistrangelo (cb.),
Marco Casiglioni (batt.), Tiziana Giglioni (voc.) nei tit. V e X, Fabrizio Bosso
(tr.,flic.), nei tit. II, III e X. Milano, 6-06-01.
ABEAT JZ 016, distr. Ird.
"Un album come questo, con la sua musica così
bella,lucida, disinvolta...", scrive a ragione Fayenz nelle note di copertina.
Il quartetto di Olgiati rappresenta indubbiamente una significativa realtà.
Affiatato, anche nell'impegno emotivo, compatto negli assunti (equilibrio,
sobrietà, raffinatezza), discosto quanto basta da consuetudini e convenzioni, il
gruppo sembra prediligere una versione composta e ragionata dell'attualità
jazzistica. Evidentemente ha qualcosa di valido e di concreto da offrire: niente
fumo negli occhi.
Del resto la presenza determinante di Franzini è una garanzia al riguardo: il
suo apporto sigla l'intero Cd e conferma le qualità dell'accompagnatore, del
solista, del regista e anche del compositore (sono suoi Tough, My Life
e Simply A Ballad) e dell'arrangiatore (Blues e Mas que
nada).
Dal canto suo Olgiati, che vanta credenziali di sommo rispetto (tra gli altri,
gli studi di perfezionamento con Paolo Tomelleri e l'ispirazione sassofonistica
di Luigi Tognoli), ha un'articolazione fluida, armonicamente molto ricercata,
una bella sonorità levigata, di fondo denso, che mai eccede nei colori e un
'inventiva ricca di sorprese. In Non si può dire mai e Simply A
Ballad raggiunge picchi di intensa suggestione. Ineccepibile è il contributo
di Mistrangelo e Castiglioni: misurati, presenti puntuali e sempre perfettamente
inseriti. Ghiglioni e Bosso sono assieme in un I Thought About You
gratificato da una brillante rivisitazione.
Bruno Schiozzi
Musica Jazz
Novembre 2003
Tarcisio Olgiati
Quartet – Hidden Colors – Abeat ABJZ 016
Il desiderio
di tentare strade nuove e strade già battute, di piegare al proprio
intendimento brani di cui abbiamo ascoltato numerose versioni,
costituisce l'essenza di questo lavoro.
L'atmosfera di Hidden colors è molto pacata, quasi a voler suggerire,
più che definire, quelli che sono i motivi nascosti, i colori nascosti
del titolo: sono molti gli episodi riflessivi, in cui il suono del
quartetto indulge su temi lenti e esplora le proprie espressioni
meditative: il disco si apre con una ballad, e presenta, con Simply a
Ballad e My life outside altri due brani originali
caratterizzati da una vena lievemente malinconica e introspettiva: e se My
life outside può riferirsi a certi brani da Michael Brecker e a
lavori comunque più recenti, per gli altri si guarda alle melodie
classiche, si potrebbe pensarli come commento sonoro di una pellicola
noir.
Fanno da contraltare Tough, just enough e Dietro l'angolo...
che permettono al quartetto, con la partecipazione di Fabrizio Bosso, di
mostrare il lato più energico: come risultato, abbiamo due brillanti
prove dal sapore decisamente mainstream, nei quali viene fuori meglio la
compattezza del suono della band.
Andando a considerare i brani ripresi da altri compositori, la presenza
di Thelonious Monk, come riferimento e ispirazione, appare evidente sia
nella scelta di brani quali 'Round midnight e Nutty, che
nella formazione stessa del quartetto, che ricalca la line-up del
quartetto di Monk, che, infine, nel suono del sax di Olgiati, in cui si
può riconoscere, talvolta, un richiamo allo stile di Charlie Rouse che
è stato membro permanente nel quartetto del pianista statunitense: i
due pezzi vengono eseguiti seguendo il canone della scrittura di Monk,
con il pianoforte a dettare il tempo e il ritmo in Nutty, dove Franzini
propone un lungo assolo incentrato sul tema, ispirandosi alla liricità
della voce di Tiziana Ghiglioni in 'Round Midnight.
Altra peculiarità di questo cd sono i due brani centrali: Mas que
nada, arrangiato in modo decisamente sobrio, fino a diventare un
tempo medio e perdere parte della sua natura brasiliana, che possiamo
riascoltare di tanto in tanto per mezzo delle percussioni di Marco
Castiglioni e qualche richiamo che emerge durante gli assoli e nella
linea del basso; Blues, tema da Taxi Driver, che troviamo qui in
una versione calda e solare, nella quale, forse, viene ripetuta un po'
troppo spesso la breve frase dell'inciso: queste due tracce mettono in
rilievo la volontà del quartetto di esportare il proprio linguaggio a
brani nati con uno spirito differente e di cimentarsi con arrangiamenti
originali.
La presenza di due ospiti del calibro di Fabrizio Bosso e Tiziana
Ghiglioni se da una parte aggiunge una nota di prestigio al lavoro del
quartetto, dall'altra, paradossalmente, ne mette in rilievo la coesione
del suono del quartetto di Tarcisio Olgiati: soprattutto nel veloce I
thought about you, l'alternarsi della voce, della tromba e del
sassofono, ben sostenuti dalla sezione ritmica, senza soluzioni di
continuità, da al brano di chiusura del cd una notevole spinta.
Fabio Ciminiera
Jazz Convention
Year 2003
Tarcisio Olgiati
Quartet – Hidden Colors – Abeat ABJZ 016
Ora meditato, ora brioso. Si svolge con freschezza
d'espressione a brillanti svolgimenti l’incisione del quartetto del tenorsassofonista
Tarcisio Olgiati. Il sound intenso e corposo di ricco di respiro creativo, si
instrada con coinvolgente slancio e spumeggiante carica risolutiva, spaziando
con prestante efficacia nel sud robusto sgorgare e scendendo in profondità con
scioltezza, inebriante dinamismo e continui affondi, ma é anche capace di
sorgere e ponderare con vellutato e sognante disegno, delineando orizzonti
sonori ricchi di suggestione. Il sax tenore di Olgiati scende in profondità con
pienezza espressiva e un fraseggio grondante e coinvolgente, inanellato in
continuità e con coinvolgente feeling in cui fa da contraltare il panismo
cristallino e dell’acuto disporre ed irradiarsi, dal ben articolato espandersi
e risonare, dalla leggiadra eleganza, di Franzini e a cui corrisponde il saldo
veleggiare e l’agile dai e vai ritmico di Castiglioni alla batteria e di
Mistrangelo al contrabbasso.
Impreziosiscono in alcuni brani il cd la dirittura di conduzione di Bosso
e il suo sound apollineo alla tromba e al flicorno, e il sentimento e la perizia
interpretativa della voce di Tiziana Ghiglioni.
a cura di Giordano Selini
Italian
Sound Company
Giugno 2003
Jazz: il Tarcisio Olgiati Quartet mostra la gamma dei suoi colori
Il “Tarcisio Olgiati Quartet” è una splendida realtà
del jazz italiano, fra i più acclamati oggigiorno in tutta l’Europa. Il cd Hidden
colors (colori nascosti), recentemente pubblicato dall’etichetta Abeat
Records (AB JZ 016), ne è una valida testimonianza.
Ben amalgamato il quartetto, costituito oltre che dal
leader Tarcisio Olgiati (tenor sax), da Michele Franzini (piano), Marco Mistrangelo (contrabbasso) e Marco Castiglioni (batteria), tutti eccellenti
musicisti, con due special guest di straordinario valore: Tiziana Ghiglioni (vocals)
e Fabrizio Bosso (tromba).
Nell’album sono contenuti composizioni degli stessi
Olgiati e Franzini che danno un particolare tocco di originalità nel repertorio
proposto. Non si può mai dire (Olgiati) è una ballad ispirata,
intensamente sofferta.
Atmosfere ricercate, in stile hard-bop, traspaiono in
Tough,
just enough (Franzini). Dietro l’angolo (Olgiati) è un blues
caratterizzato più dal ritmo che dalla contabilità. My life, outside (Franzini)
richiama alla memoria il jazz degli anni Ottanta.
Suggestioni ritmiche ed espressive, sottolineate dal duo
sax-pianoforte, caratterizzano Simply a ballad (Franzini).
Non manca neppure un’incursione nel mondo
latino-americano (Mas que nada) in cui emerge la batteria di Castiglioni.
L’eccezionale voce di Tiziana Ghiglioni è presente in due performances: ‘Round
midnight di Monk e I thought about you di Mercer. La squillante
tromba di Bosso si ammira in tre brani: Tough, just enough, Dietro l’angolo
e I thought about you (flugel horn).
Completano il cd, di grande interesse, due standard: Blues (arr.
Franzini) e Nutty (Monk).
a cura di Alberto Cima
dal quotidiano "La Provincia"
28 Aprile 2003
LE
NUOVE PROPOSTE FIRMATE ABEAT
Le ultime novità
provenienti dalla ABEAT confermano quanto abbiamo detto sullo stato
del jazz italiano (...). Anche in questo caso, infatti, si mettono in
evidenza per la sapienza e le capacità dimostrate, mai disgiunte da un
certo nitore costruttivo e, soprattutto, da una certa propensione al
divertimento, che mai guasta. (...)
Più impressionista il
lavoro di Tarcisio Olgiati. Il sassofonista lo intitola "Hidden
Colors" non a caso, intendendo cioè invitare l'ascoltatore
a grattare la superficie per non privarsi della scoperta di nascoste
prelibatezze. Che puntualmente arrivano, grazie alla leggerezza (nel
senso buono!) delle composizioni, alla delicatezza dei paesaggi
tratteggiati dalle ballad del pianista Michele Franzini (completano la
band : Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla
batteria), alla determinazione dei passaggi d'insieme - di segno più
squisitamente mainstream, come nota acutamente l'amico Fayenz nelle
note di copertins, rinforzati talvolta dalla possente tromba di
Fabrizio Bosso - , alla buona disposizione complessiva, che
rappresenta forse l'elemento stilistico più interessante del disco.
L'altro ospite, Tiziana Ghiglioni, interpreta una eterea 'Round
Midnight e una trascinante I Tought About You, dominata dalle
escursioni boppistiche di un Olgiati in gran forma e un Bosso
addirittura imprendibile.
Vincenzo Martorella
Dalla rubrica "Recensioni CD Visto, letto ed
ascoltato"
JAZZIT, italian jazz magazine (Marzo/Aprile 2003)
MONTICELLI D’OGLIO (BRESCIA)
– 28/10/1999 – LA ROSA ROSSA
TARCISIO OLGIATI QUARTETTO
Il quartetto del
tenorsassofonista Tarcisio Olgiati ha dato bella prova di se in questo
concerto. L’affiatamento di questo ben rodato combo è emerso sempre
di più nel divenire della performance in questione, in cui la tenuta d’insieme
della formazione e la sua proprietà d’ espressione jazzistica hanno
lasciato una gradevole impressione negli astanti. Il periodare di
Olgiati sembra aver trovato ormai nel suo sound caldo ed armonioso il
giusto bilanciamento tra generosità improvvisativi e proprietà e senso
di costruzione del solo; il pianista Michele Franzini ha spaziato con
intelligente inventiva, brillante senso dinamico e felicità di sortite
d’alea. Marco Mistrangelo al contrabbasso e Marco Castiglioni alla
batteria hanno assecondato con slancio il giusto impulso ritmico l’evoluzione
dei brani.
A cura di Giordano
Selini "Basimedia Magazine"
TARCISIO OLGIATI QUARTET
Cloudy
Il tenorsassofonista Tarcisio Olgiati,
con prestanti costruzioni improvvisative e con un mood spesso
descrittivo, talvolta più vivace, alla testa di un ottimo quartetto ci
offre 9 portraits jazzistici di spessore. Nelle title-track, sulla base
del soffice dispensare ritmico di Castiglioni (drums) e Mistrangelo
(double bass) , ecco il ponderato e descrittivo dispiegarsi, che scorre
cristallino e si protende con determinazione in miniata continuità, del
periodare di Franzini al piano e il sound intenso, corposo e ben
modellato, il cui spirito narrativo sgorga con continuità e sentimento
impressionistico e si sviluppa con perizia e consapevolezza di
conduzione, a tratti discorsivo, a tratti rigoglioso , di Olgiati, cui
segue l’adunco, graduale coriaceo periodare di Mistrangelo. La ben
impostata carica e la verve ritmica di Castiglioni ci instradano per "Captain
Cheat", in cui Olgiati procede con coesione in velocità e con
generosità propulsiva straight ahead, anticipando la fuggente
risolutività consequenziale di Franzini, sotto l’incalzare di
Mistrangelo e Castiglioni.. E’ Castiglioni che corona il brano con la
sua efficacia e il suo spumeggiante tiro on drums. La proprietà
interpretativa di Olgiati e l’onda soffusa e intensa di armoniosità
del suo phrasing emergono da "Blues for Giulia", in cui
l’espressione calda e sfumata del tenorsassofonista fluisce con
doviziosa naturalezza comunicativa e felicità esecutiva. In due brani
intervengono anche Manzoni e la sua sonorità apollinea e tersa al
filicorno, con interventi degli ora ariosi, ora incisivi spunti, e
Ambrosioni con le sue frizzanti incursioni al sax alto.
Giordano Selini "Basimedia
Magazine" Gennaio 2000
Top Jazz & New
Acoustic in Italy 1999
Il 1999 ha portato agli
appassionati di musica jazz e dintorni diverse produzioni italiane di
spicco, a coronamento di un decennio di uscite discografiche in cui la
produzione italiana si è attestata costantemente su alti livelli. Un
resoconto del meglio delle incisioni del settore, relative all’anno
appena trascorso, attraverso queste classifiche.
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"Basimedia Magazine"
Febbraio 2000
Cloudy –
del Tarcisio Olgiati Quartet – 10/98 Nota Records
Ad arricchire la scelta jazz
della friulana Nota di Valter Colle c’è anche il buon disco del
Tarcisio Olgiati Quartet.
Tenorsassofonista lombardo,
emergente, attivissimo e dalle molteplici esperienze nei campi più differenti
(musica leggera, apparizioni televisive, insegnante), allievo di Paolo
Tomelleri, con questo suo primo disco si avvicina al mondo del jazz
proponendoci la formula classica del quartetto insieme a Marco Franzini
al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso, Marco Castiglioni
alla batteria (ma in Cloudy, questo il titolo del cd, vi è la
partecipazione anche di Francesco Manzoni al flicorno soprano e di Davide
Ambrosioni al sax alto in "Giaguari Ignari"e in "Secret
of the Woods").
E’ un disco ‘semplice’,
nel senso che ognuno ha volutamente affrontato la registrazione con
animo libero e senza voler ad ogni costo andare alla ricerca di
contaminazioni strane. Che parte dall’amore per gli standard di Coltrane, Davis, Ellington, Waldron, (nel disco vi è una intensa rilettura
di "Soul Eyes"), Harrel, Silver (secondo brano storico
del disco "Silver’s Serenade") e ci propone dei buoni
brani originali composti dallo stesso Olgiati ("Cloudy"
e "Frankie's Last Prayer"), da Franzini ("Giaguari
Ignari", "Captain Cheat", "Secrets of the woods")
e Mistrangelo ("Blues for Giulia", ottimo bop in trio
senza pianoforte). Ed è giusto un primo disco piacevole ed equilibrato,
dove emergono le ottime qualità di tutti gli esecutori.
Ora ci sono anche
sicuramente lo spazio e le capacità per poter iniziare a credere in un
proprio progetto.
Luca D’Agostino
"AGENDA" Aprile 2000
MUSICA JAZZ
UN VIAGGIO NEL JAZZ ITALIANO, DAL SOLO AL
SETTETTO.
(….) Il quartetto di
Olgiati (con Michele Franzini al pianoforte, Marco Mistrangelo al
contrabbasso, Marco Castiglioni alla batteria) rischia meno di quello di
Donini ma approfondisce di più: all’eclettismo oppone una concezione
del jazz solidamente mainstream. I suoi riferimenti sono nel tenorismo
afroamericano (echi di Sonny Rollins nel veloce Captain Cheat) e
nel magistero di pianisti compositori come Horace Silver (Silver’s
Serenade) e Mal Waldron (Soul Eyes).
Strumentista pregevole,
Olgiati sa illuminare brani a tempo lento (Cloudy, Frankie’s Last
Prayer), propone composizioni sue e del pianista Franzini (Giaguari
Ignari che sfrutta varie scansioni ritmiche), inserisce altri fiati
in un paio di pezzi.
L’ambito stilistico è
ristretto ma i giovani musicisti dimostrano una certa classe ed un
fluido interplay. (…)
Luigi Onori
"MUSICA JAZZ"
Giugno 2000
A
Mendrisio Jazz di qualità
Una
musica pura, semplice e spontanea è stata la grande protagonista
del concerto della rassegna "Jazz Matinèe", organizzata
dal "Jazz Club Mendrisio", al bar liceo. Il merito è
da ascrivere all'emergente "Tarcisio Olgiati Quartet". Pur
ricalcando la formazione "classica" del jazz (sax tenore e
sezione ritmica) il quartetto propone un repertorio godibile, alcuni
standard con in più composizioni originali che si spingono oltre
la tradizionale per fornire un messaggio coinvolgente ed emotivo.
Tarcisio Olgiati non è solo una promessa, è un'autentica
realtà del jazz nazionale. Il sassofonista colpisce per il frasseggio
suggestivo. Splendida la voce del suo sax:calda, avvolgente,sempre intonatissima,
a tratti nostalgica. E' un gran piacere ascoltare Michele Franzini,
un pianista in cui lo swing, il buon gusto e lo spiccato senso ritmico
sono a livelli elevati. Marco Mistrangelo è un contrabbassista
di talento, dotato di raffinata musicalità. Insostituibile il
supporto ritmico del batterista Marco Castiglioni, il cui drumming,
agile e sicuro, lo pone fra i percussionisti più in auge del
momento.
Alberto
Cima
"Corriere di Como"
29 Maggio 2001
L’Olgiati Quartet fa faville al "Birrificio"
Formazione "classica" del jazz, composta da sax tenore e
sezione ritmica, l’altra sera al "Birrificio Italiano" di
Lurago Marinane per "Stagioni in Jazz" , ciclo che ha riscosso
un grande successo. Protagonista è stato il "Tarcisio Olgiati
Quartet".
Oltre ad alcuni standard, sono state eseguite composizioni di Olgiati ( Cloudy,
Frankie’s last prayer), Mistrangelo (Blues for Giulia) e
Franzini (Giaguari ignari) caratterizzati da molteplici
atmosfere, dalla raffinata ricerca timbrico-armonica all’andamento
"notturno", ritmo arguto e malinconico, sino all’influenza
dell’hard-bop e della musica latino americana.
Tarcisio Olgiati si è rivelato un sassofonista di rango. Caldo ed
espressivo il suo suono, supportato da una tecnica di prim’ordine.
Il tastierista Michele Franzini possiede un buon talento armonico,
spiccato senso ritmico e fantasia solistica. Elevato il supporto
armonico del contrabbassista Marco Mistrangelo, indispensabile
nell’economia del quartetto. Marco Castiglioni è un batterista
insostituibile : drumming agile e scattante rinuncia a grandi
sprechi di passaggi sui tamburi per un suono più caldo ed essenziale.
Apprezzabile il dialogo tra batteria e contrabbasso in Nutty di
Monk. Il "Tarcisio Olgiati Quartet", ben equilibrato, si è
messo in luce per lo squisito interplay.(….)
Di ALBERTO
CIMA
Corriere della Sera
Inserto di Como 21/3/2001
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